Destinare il 5 per 1000 alla Ricerca Sanitaria

L’Imposta sul reddito delle persone fisiche è un’imposta pagata da tutti coloro che hanno un reddito in denaro o in natura e, in particolare, da coloro che possiedono un reddito da lavoro autonomo, un reddito di capitale, un reddito di lavoro dipendente, un reddito fondiario o un reddito diverso da quelli indicati.

Solo nel 2005 la legge n. 266 – per intenderci la Legge Finanziaria – attribuì, per la prima volta, a coloro che pagavano l‘IRPEF la facoltà di stabilire a chi destinare per l’anno 2006 la quota del 5 per mille, che è quella quota d’imposta alla quale lo Stato rinuncia a favore delle associazioni non profit, cioè di quelle associazioni che svolgono attività di interesse sociale.

Anche la Legge Finanziaria dell’anno scorso (L. n. 190/2014) ha previsto il 5 per 1000 quale strumento di finanziamento per gli enti non profit, ma, a differenza di quelle precedenti, che si erano semplicemente limitate a riproporlo, ha apportato una novità senza precedenti: ha in pratica trasformato il 5 per mille in un mezzo di finanziamento stabile e non più provvisorio.

La Legge Finanziaria ha ridefinito le categorie beneficiarie del 5 per mille: gli enti del volontariato; gli enti che svolgono ricerca sanitaria; gli enti che svolgono ricerca scientifica e universitaria; le associazioni sportive dilettantistiche, purché svolgano una rilevante attività sociale.

Destinazione alla ricerca scientifica-sanitaria

Destinare la quota del 5 per mille alla ricerca sanitaria, a quella scientifica e universitaria è la scelta più giusta che ognuno di noi può fare per combattere i continui tagli alla ricerca. Finanziando questi enti, facciamo un piacere non solo agli altri, ma anche a noi stessi, visto che prima o poi, tutti, direttamente o indirettamente, beneficeremo dei risultati raggiunti dagli enti dediti a ricerche in campo medico. Grazie ai fondi ricevuti, queste associazioni possono avviare nuovi progetti e studi, possono proseguire nelle ricerche già iniziate e scoprire nuove cure e terapie.

Tra gli enti che svolgono attività di ricerca medica e che hanno fatto domanda vi segnaliamo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che si occupa non solo della ricerca pediatrica a livello internazionale, ma anche delle malattie oncoematologiche; la Fondazione Santa Lucia di Roma, che si occupa delle ricerca in campo neurologico e nella neoriabilitazione; il San Raffaele Pisana di Roma, che si occupa della riabilitazione dei bambini con problemi di sviluppo, ma anche delle persone affette da Parkinson e Alzheimer; l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, che si occupa dello studio di malattie rare; gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, che si occupano della ricerca in campo ortopedico e traumatologico.

Non da meno sono le Onlus che svolgono attività di ricerca nella prevenzione e nella cura del cancro: non possiamo non citare l’AIRC ( Associazione Italiano per la ricerca sul cancro), che è presente non solo nell’elenco delle associazioni che svolgono attività di ricerca sanitaria, ma anche in quello delle Onlus e in quello delle associazioni che svolgono attività di ricerca scientifica e universitaria; la Fondazione italiana per la ricerca sul cancro, che si occupa della ricerca oncologica sia sperimentale che clinica; la FIRC (Fondazione Italiana per la ricerca sul cancro).

E’ bene una precisazione: visto che la ricerca sanitaria, quella universitaria e quella scientifica sono strettamente correlate tra loro, molte di queste associazioni sono presenti in più elenchi in entrambi gli elenchi.

Ad ogni modo, sul sito dell’Agenzia delle Entrate troverete gli elenchi aggiornati a Maggio 2015 di tutti gli Enti che hanno fatto domanda e che sono stati ammessi ad usufruire delle quote del 5 per mille.

Attribuzione della quota del 5 per mille

L’attribuzione della quota del 5 per 1000 avviene attraverso la dichiarazione dei redditi, con la quale il contribuente, compilando il 730, il CUD o il Modello Unico (il tipo di modello dipende dal tipo di reddito), dichiara quali sono le sue entrate e i suoi redditi ed effettua i relativi versamenti d’imposta. La devoluzione del 5 per mille all’ente prescelto è molto semplice: infatti, basta inserire semplicemente, nello spazio apposito, il codice fiscale dell’ente.

Destinare la quota del 5 per mille ad un determinato ente non comporta per il contribuente nessuna spese ulteriore e/o onere aggiuntivo, ma gli permette però di assolvere ad un dovere civile e morale, che è cioè quello di concorrere al progresso del nostro Stato.

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